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 Oggetto del messaggio: Re: Il Soleil Royal e le vicende storiche del suo tempo
MessaggioInviato: 09/12/2010, 21:43 
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LA BATTAGLIA NAVALE DI BARFLEUR (30 MAGGIO 1692)

Tratto da: "Venticinque secoli di guerra sul mare" di Jacques Mordal

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L 'avvicinamento si effettua lentamente. La brezza è debole ma da libeccio, ed è Tourville che ha il vantaggio del vento. Se rifiuta il combattimento, Russell non potrà mai avvicinarsi a portata di tiro nè manovrare per accerchiarlo. Se viene alla puggia è la quasi certezza di una disfatta, gloriosa forse, ma totale. E la morte di migliaia di marinai, la perdita di tante navi!

Tutto ciò ha certamente avuto un peso nelle sue riflessioni. In ogni caso, meno dell'obbedienza agli ordini, meno anche dell'affronto fatto alla sua persona e perciò all'intera Marina, e della irresistibile sete di quel gusto di grandezza che dovrà insegnare al re di Francia che cosa può attendersi dai suoi marinai.

E senza sollecitare il parere di nessuno, senza riunire il consiglio di guerra, « impegnò il nemico furiosamente, traversando il proprio vascello a quello dell'ammiraglio inglese ».

Come la flotta alleata, anche quella francese è articolata in tre squadre di tre divisioni. La squadra bianco-azzurra costituisce, all'estremità meridionale dello schieramento, l'ala destra; quella bianca il centro, e quella azzurra, a nord, la retroguardia: l'unica differenza sta nel numero.
La squadra bianco-azzurra, condotta dal marchese d' Amfreville da Nesmond e da de Relingue, ha soltanto 14 vascelli da opporre ai 36 olandesi. Al centro con la squadra bianca, Tourville, fiancheggiato dalle divisioni di Villette-Murray e di Langeron, ne ha 16 contro i 31 della squadra rossa britannica. Alla sua sinistra, Gabaret, comandante la squadra azzurra, e i suoi ammiragli in sottordine Panetie e Coetlogon, ne allineano soltanto 14 contro i 32 di Ashby.

Non importa! Al segnale del comandante in capo, uno solo è l'ordine impartito dai 44 capitani a bordo delle 44 navi francesi: « Vieni alla puggia! ». L 'armata francese avanza col vento in poppa sulla cresta del proprio destino, « con una risolutezza ch'è stata rilevata da tutti i suoi avversari » i quali, proprio, non si capacitano. L'ammiraglio francese ha forse perduto ogni senso comune a impegnarsi in quelle condizioni quando gli sarebbe tanto facile evitare il combattimento « e avrebbe parecchi buoni motivi per farlo? ».

A meno che... Il dubbio si fa strada nelle menti. Tutto questo nasconde forse una trappola? Quelli fra gli Olandesi ch'erano a Beveziers due anni prima cominciano a pensare che Herbert quella volta li aveva un po' « mollati in bando ». Non ci sarà stato del vero in tutte quelle voci che circolavano ultimamente sulle coste meridionali d'Inghilterra, e Russell, non si preparerà a tradire in una sola volta Guglielmo e l'Olanda per unirsi a Tourville contro van Almonde?

Rassicuratevi, valorosi Olandesi: non c'è tradimento. È un combattimento leale che vi si offre; e Tourville conta solamente sui propri uomini. Meglio ancora: i marinai inglesi stessi hanno risentito l'affronto fatto alla loro lealtà... Carter, quello stesso che più di ogni altro era stato sospettato, ne darà stasera la misura quando, mortalmente ferito, griderà prima di morire al suo capitano: « Battetevi fintanto che la nave resterà a galla! »

A Beveziers, Herbert aveva lasciato che la sua divisione d'avanguardia s'impegnasse prima che il corpo di battaglia fosse abbastanza vicino per appoggiarla. Tourville non cadrà in questo errore, ed è tutta « a un tempo "stavolta dal settore nord-nord-ovest si precipita con cinque navi della sua divisione fino allora relativamente risparmiate, per dare il cambio al suo comandante contro il centro britannico, « in the most devoted manner, con la piu alta dedizione ».

All'ala sinistra francese, meno prontamente schieratasi perchè il vento era mancato alla divisione Panetie per portarsi a distanza di tiro, e dove alcune navi inglesi non avevano avversari davanti a se, le cose si presentavano meno bene.
Girando a maestro, la brezza favoriva il movimento agli alleati la cui squadra azzurra, con tutta la tela a riva, si butta nel varco creatosi fra Gabaret e Panetie. Sono quasi una trentina, e le tre navi di Panetie sarebbero state perdute in partenza e senza alcun beneficio per il resto della flotta francese se il loro comandante non avesse, molto intelligentemente, presa la decisione di ripiegare verso sud-ovest. Perso per perso, se riesce ad attirare Ashby lontano dal centro della lotta, sarà sempre un peso di meno sulle braccia di Tourville.

Il calcolo si rivela esatto. La squadra azzurra inglese al completo si lancia all'inseguimento, e per quattro ore d'orologio Panetie ha la soddisfazione di portare a spasso trenta vascelli nemici « che avrebbero meglio da fare altrove », allontanandoli dall'azione senza mai lasciarsi accostare troppo da vicino. Alla fine i tre compari si ritroverrano quasi a contatto con l'avanguardia che sbarra la rotta agli Olandesi.

Ciò non toglie che nel primo pomeriggio l'accerchiamento ricercato da Russell fosse sul punto di realizzarsi, come si può facilmente dedurre dallo schema tracciato da un testimonio della battaglia e ritrovato da Toudouze che l'ha riprodotto nel suo libro.

In simile situazione non restava a Tourville altra speranza se non nel tentativo di sfondamento del centro della linea inglese sul quale furiosamente picchiava fin dall'inizio dell'azione. Tutto si svolge in ogni caso come se questa fosse effettivamente la sua idea, e la lotta, in questa specie di calderone, assumerà un'intensità drammatica.

Intorno al Soleil Royal, otto o nove vascelli del corpo di battaglia francese, agli ordini immediati di Tourville e Villette, fanno prodigi contro un nemico di gran lunga superiore. Ecco Chateaumorant nipote del comandante in capo, col suo Glorieux dalla gabbia ornata della croce di Malta, l'impeto del quale sarà rilevato dallo stesso nemico; ecco Forbin, il cui valore al fuoco gli fa perdonare la presunzione e il temperamento geloso: la sua Perle perderà nel combattimento un terzo dell'equipaggio ma rientrerà sana e salva.

Ed ecco ancora l'Ambitieux di Villette, che strapazza brillantemente il Royal Sovereign di Oelawal; e la Couronne del cavaliere di Montbron; il Conquerant, ecc.: non si può citarli tutti. Se li ricorderanno bene gli Inglesi: « il loro Chester esce a brandelli dalla linea di battaglia; la Eagle di John Leake ha settanta morti, il doppio di feriti, bompresso e trinchetto abbattuti ».

Ma anche tra i Francesi, l'Henry e il Fori, completamente sconquassati, devono disimpegnarsi a gran colpi di remo.
Alla retroguardia, Coetlogon, contrammiraglio della squadra azzurra, si rende conto del mortale pericolo nel quale si trova il suo comandante: « Amici » grida all'equipaggio « andiamo a salvare quel coraggioso o a morire con lui ». E, ignorando gli ordini di Gabaret suo superiore diretto, vola in aiuto di Tourville con il Arlagnifique e il Prince (de Bagneux) della divisione Langeron. Qualunque fosse il sentimento che la ispirava, la sua fu in verità una grave imprudenza, che un varco si sarebbe aperto nella linea.

Ma i capitani vicini lo hanno compreso e, sempre come una banda di fratelli, si affrettano a colmare il vuoto e rettificare il momentaneo disordine verificatosi nello schieramento francese.

Quando la mischia fu al colmo, la visibilità ch'era già mediocre si ridusse talmente che in breve nessuno sapeva più su chi tirava e i cannoni dovettero tacere proprio nel momento più critico per Tourville, quando il contrammiraglio della squadra ròssa britannica, Cloudesly Shovell, stava superando il Soleil Royal e i suoi vicini immediati.

La provvidenziale sosta salvò almeno momentaneamente Tourville, e quando tornò la brezza a dissipare il fumo si avvicinava già il momento dell'inversione di marea. Accedendo alle proposte di Villette, Tourville ordinò all'armata di dar fondo alle ancore mentre il flusso trascinava il nemico verso est.

La squadra azzurra inglese tuttavia comprese la manovra con prontezza sufficiente per riuscire anch'essa a dar fondo di poppa a Tourville dov'era stata trascinata dall'inseguimento a Panetie. Cosi, sebbene stretti meno dappresso, i Francesi restavano presi fra due fuochi, e per di più in 36 perchè i cinque vascelli di Nesmond e i tre di Panetie venivano a trovarsi troppo lontani dall'azione malgrado i loro sforzi per avvicinarsi.

Questo intermezzo non durò a lungo. Completando il suo mezzo giro d'orizzonte, il vento si mise a grecale spazzando gli ultimi brandelli di nebbia. Il cannoneggiamento riprese furioso e gli Inglesi erano manifestamente convinti che questa volta l'avrebbero fatta finita. In effetti tutto pareva perduto per i Francesi, e bisogna riconoscere che su certi vascelli vi fu un momento di panico: molto breve e molto rapidamente represso.

I Francesi restituivano colpo su colpo. Approfittando del vantaggio del vento, Russell lanciò allora i suoi brulotti. Il Soleil Royal dovette evitarne non meno di cinque, destinatigli personalmente, nessuno dei quali riusci a raggiungerlo: uno grazie a un'accostata, un altro a prezzo di un'ancora sacrificata tagliandone il cavo appena in tempo, un terzo agganciato abilmente dalle lance... Villette, dal canto suo, dovette evitarne tre. Era caduta la notte; i Francesi avevano la meglio. Non avevano perduto una sola nave; non una aveva subito avarie gravi.

Degli avversari, la squadra rossa era in ritirata; poi la squadra olandese; e infine quella di Ashby che, trovandosi dietro a Tourville, ebbe la malaugurata ispirazione di lasciarsi trascinare dalla marea nei varchi della linea francese. E venne allora la giusta ricompensa a tanto coraggio dimostrato nel corso di questa dura giornata.

Sfilando lentamente tra le navi francesi e presentandosi esattamente d'infilata, l'uno dopo l'altro gli Inglesi si videro fatti segno alle compatte salve francesi sparate a bruciapelo, senza parlare del fuoco scatenato dalla moschetteria. « Non venne sprecato un solo colpo! » Particolarmente preso di mira fu il Royal William, ammiraglia di Shovell, sul quale il Soleil Royal, il Magnifique e il Saint Philippe concentrarono un infernale tiro che lo lasciò demolito. Il Duke, trattato allo stesso modo, perdette il suo ammiraglio, Carter, e il suo comandante.

L'oscurità s'ispessiva lentamente. La luna si era già levata quando, per quella sera, la battaglia cessò definitivamente. Novantanove vascelli anglo olandesi si erano sforzati per quasi quindici ore di annientarne quarantaquattro francesi.

Eccoli invece abbandonare il campo di battaglia agli avversari stremati, certo, ma ancora tutti a galla, ancora tutti in grado di tenere il mare e di battersi; perfino il glorioso Soleil Royal dal quale, secondo la testimonianza di un Inglese, « il sangue scorreva da tutti gli ombrinali »,
« Tourville and his Captains had made a most gallant defence and had, indeed, done wonders... Had Borfleur had no morrow, the action would have been a French triumph... Tourville e i suoi capitani avevano opposto la più valorosa difesa e, in verità, avevano fatto meraviglie...

« Se Barfleur non avesse avuto un indomani, sarebbe stata un trionfo francese... » In questi termini, lo storico della Marina britannica presenta la battaglia di Barfleur di cui in Francia si osa appena parlare. Purtroppo, ci fu un indomani. Non poteva non esserci: la costa francese della Manica, soprattutto ne] XVII secolo, prima dell'allestimento di Le Havre e di Cherbourg, era la più inospitale che ci fosse. A che serviva, per quella squadra gloriosamente pesta, trovarsi in prossimità delle proprie coste, se non le offrivano alcun riparo per medicare le piaghe, tamponare le falle, riassettare le attrezzature, sbarcare i feriti e rifornire i depositi per tre quarti vuoti? ...

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Certamente, si potrà dire; ma gli altri? Per gli alleati, lo scontro era stato certo pesante, per gli Inglesi, soprattutto, poiché le navi di Almonde non avevano fatto granché. Una fra le più provate, la Zeven Provincien, aveva avuto soltanto diciannove morti e quattordici feriti gravi. Russell invece aveva avuto disalberate e sforacchiate una buona ventina delle sue, buone ormai soltanto per esser rimorchiate in Inghilterra. Ma con tutto ciò, con le rimanenti ne aveva ancora abbastanza per far danni, e fra i suoi, come fra gli uomini di Tourville, non si dormi affatto quella notte. Calafati e carpentieri s'affaccendavano a tamponare le falle con lastre di piombo e a puntellare le alberature, mentre chirurghi e cappellani si prodigavano presso i feriti nelle batterie.

Le perdite francesi ammontavano a 1.700 uomini fra morti e feriti: tre volte inferiori a quelle degli alleati ai quali venivano attribuiti 2.000 morti, fra i quali due ammiragli, e 3.000 feriti.

continua . .


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 Oggetto del messaggio: Re: Il Soleil Royal e le vicende storiche del suo tempo
MessaggioInviato: 09/12/2010, 23:47 
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LA BATTAGLIA DI CHERBOURG (31 MAGGIO 1692)

Tratto da "Venticinque secoli di guerra sul mare" di Jacques Mordal

Una spessa caligine regnò per tutta la notte sul mare a favorire la ritirata della flotta francese alla quale, fin dall'una del mattino, Tourville aveva ordinato di salpare le ancore per ripiegare verso occidente. Amfreville, Villette e Panetie erano riusciti durante la notte a riunire ventisette vascelli ai quali poco dopo si univa lo stesso Tourville con altri sette, per cui mancavano ancora all'appello soltanto nove bastimenti, con Gabaret, Langeron e Nesmond.

Solo alle otto del mattino del giorno 30, quando la foschia si fu levata, gli Olandesi scorsero la squadra francese in ritirata con una leggera brezza di levante in poppa e una buona lega di vantaggio. Russell, avvertito, ordinò la caccia; ma nella tarda mattinata il vento tornò a libeccio, e alle quattro del pomeriggio, incapaci di rimontare il flusso di marea, le due flotte si videro costrette a dar fondo davanti a Cherbourg.

Sfortunatamente per i Francesi, Tourville non aveva saputo rassegnarsi ad abbandonare il suo glorioso Soleil Royal sforacchiato da tutti i lati e che ora rallentava notevolmente la navigazione dell'intera flotta.

A causa sua la squadra francese aveva perduto in parte il suo vantaggio, e quando al sopravvenire del riflusso, alle dieci di sera, le due flotte salparono nuovamente le ancore, gli Anglo-olandesi la tallonavano da vicino.

Per fortuna il Britannia, poco dopo la mezzanotte, perdette il trinchetto danneggiato durante il combattimento; le altre navi della squadra rossa britannica gli restarono accanto mentre riassettava l'attrezzatura.

Ma Ashby e gli Olandesi continuavano a seguire la ritirata che Tourville aveva deciso di effettuare a sud delle isole anglo-normanne attraverso lo stretto di Blanchard e il passo della Deroute.

L'avversario, che non se n'era accorto tempestivamente, diresse al largo dei Casquets, così che Panetie che conduceva la colonna ebbe la fortuna di far passare sani e salvi ventidue vascelli, e di trovare a Saint-Malo un nascondiglio dal quale il nemico non riuscì a stanarlo. L'intera armata avrebbe forse potuto salvarsi non fosse stato per il ritardo del gruppo Soleil Royal che mancò un'inversione di marea e perdette una dopo l'altra le sue ancore.

Tourville dovette infine rassegnarsi a trasferire la sua insegna sull'Ambitieux accanto a quella di Villette. Ma era troppo tardi per salvare il Soleil Royal che, con il Triomphant e l'Admirable andò ad incagliarsi sulla costa di Cherbourg il 31 maggio alle due del mattino.

Altre dodici navi, non essendo riuscite a superare lo stretto di Blanchard, andarono a cercar rifugio a Saint Vaast la Hougue sotto la condotta di Tourville che in quell'ancoraggiu sperava di poter contare, per garantirne la sicurezza, sull'assistenza degli uomini di Giacomo II e del Maresciallo de Bellefonds. Con qualche batteria costiera e un minimo di assistenza da parte dell'armata di terra, la flotta francese sarebbe stata salva. Barfleur, senza indomani, sarebbe rimasta un trionfo francese.

Nel 1688, scrive un testimone citato da La Roncière, Nicolas-Josepl Foucault, il re aveva iniziato la costruzione della cittadella di Cherbourg affidandola a M. de Vauban. I lavori erano già molto avanti quando « M. de Louvois, per far dispetto a M. de Seignalay più che per il bene dell'amministrazione, ottenne dal re un ordine di demolizione ».

Ancora il Louvois si era opposto alla costruzione delle fortificazioni previste nel 1690 per la difesa di Saint Vaast la Hougue; e Tourville, mancando una volta tanto di previdenza, non aveva insistito abbastanza ritenendo difficile guadagnare la Hougue dopo un combattimento ingaggiato fra Ouessant e capo Lizard, all'imbocco della Manica.
Per cui, quei disgraziati vascelli potevano contare soltanto su se stessi per respingere l'assalto che gli Inglesi, ci si poteva fare assegnamento, non avrebbero mancato di dar loro.

Esso s'iniziò fin dal 31 maggio, a Cherbourg dove Ralph Delaval si presentò all'attacco del Soleil Royal e dei suoi due compagni d'infortunio appena poche ore dopo che avevano incagliato, con il Saint Albans, il Ruby e due brulotti, e sostenuto a breve distanza da un'altra quindicina di navi. Fu un colpo a vuoto.

I marinai del Capitano Desnos, in comando sul Soleil Royal, lo respinsero a cannonate. Ma quello tornò il giorno dopo cambiando sistema. Rinunciando ad avvicinarsi con le navi grosse, fece armare tutte le lance disponibili per scortare i brulotti.

Gli artiglieri francesi ne distrussero uno, lo Hound, che esplose; un secondo si spaccò sugli scogli, ma altri due arrivarono a segno e il Blaze, comandante Thomas Heath, riusci ad agganciare di poppa il grande treponti che ancora sparava. Il Soleil Royal prese fuoco ed esplose « con spaventoso fracasso » proiettando in aria « come mosche » i suoi marinai che ricadevano sulla spiaggia.

Il Triumphant fu vittima del brulotto Wolf, e l'Admirable venne incendiato dalle lance. Louvois poteva esser soddisfatto . . La misura di ciò che avrebbero potuto fare le batterie costiere di cui aveva impedito la costruzione, la dette uno sgorbio di fortino con sei pezzi situato presso la fossa dei Galets allontanando gli assalitori durante il primo attacco. Un'opera, per quanto modesta, avrebbe costretto le navi di Delaval a restare fuori portata, e le cose sarebbero potute andare diversamente.

continua . .


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 Oggetto del messaggio: Re: Il Soleil Royal e le vicende storiche del suo tempo
MessaggioInviato: 10/12/2010, 11:25 
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LA BATTAGLIA NAVALE DI LA HOUGUE (02 GIUGNO 1692)

Tratto da "Venticinque secoli di guerra sul mare" di Jacques Mordal

Mentre a Cherbourg si svolgeva questo dramma, Russell bloccava strettamente con il grosso della flotta i dodici vascelli rifugiatisi a La Hougue, e il vice ammiraglio Rooke si disponeva ad un attacco nello stesso stile.

Arrivato a Saint Vaast il 31 maggio a sera, Tourville aveva fatto ancorare i suoi dieci vascelli accanto ai due lasciati da Nesmond, al riparo di una lingua sabbiosa chiamata le Crocque de Quineville, al di qua della penisola di La Hougue.

Ormai non era più padrone delle proprie decisioni. Le istruzioni ricevute lo costringevano fin dal suo arrivo a prendere ordini da Giacomo II, dal maresciallo de Bellefonds e dell'intendente Bonrepaus. Quest'ultimo del resto, non comparve nemmeno, poco desideroso certamente di legare la propria responsabilità al dramma che si preparava.

Si sarebbe forse potuto tentare una sortita dopo aver frettolosamente rifornito la squadra di munizioni, attingendo alle riserve dei magazzini di Carentan e di Valognes. Si perdette la giornata del 1° giugno a tergiversare, per decidere alla fine di incagliare le dodici navi, sei dietro la punta di La Hougue e sei sotto il vicino isolotto di Tatihou e di scaricarle di tutto ciò che se ne poteva asportare.

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Come ogni salvataggio del genere, effettuato in condizioni disperate, in conseguenza della stanchezza degli equipaggi estenuati che dopo la lunga battaglia del 29 non avevano avuto un istante di riposo, queste operazioni si svolsero in grande disordine e il recupero, talvolta, somigliò molto a un saccheggio. I capi dell'Esercito, che non avevano le stesse attenuanti, incrociarono le braccia: il maresciallo de Bellefonds, che aveva promesso di fornire 150 lance armate per la difesa della squadra, sarà appena capace di approntarne una dozzina.

Quando la flottiglia delle imbarcazioni nemiche si presentò la mattina del 2 giugno, trovò sgombre le sei navi incagliate sotto Tatihou e le mise in fiamme con tutta tranquillità senza la minima reazione da parte degli uomini della guarnigione dell'isolotto ... non più che da parte di de Bellefonds e di Giacomo II che, da Saint Vaast, contemplavano il pietoso spettacolo altrettanto tranquillamente che se si fosse trattato di fuochi d'artificio ».

Nauseati di questa noncuranza, alcuni uomini di fegato presero allora l'iniziativa di tentare di organizzare una parvenza di difesa a Saint Vaal stessa prima che, il mattino del 3, oltre 200 lance nemiche tornassero con la marea. Tourville, de Relingue, Villette, con pochi marinai bloccarono il primo urto. Una batteria scoperta messa in postazione dal cavaliere de Gassiou, affondò qualche lancia agli Inglesi uccidendo un certo numero di uomini. Ma gli assalitori erano in forze e rimorchiavano una massa di brulotti sotto l'effetto dei quali si videro successivamente prender fuoco il Fort, il Bourbon, il Gaillard, il Tonnant, il Fier, come la vigilia erano stati incendiati il Terrible, il Merveilleux, l'Ambitieux, il Foudroyant, il Magnifique e il Saint-Philippe, la cui gloria, conquistata nel combattimento di Barfleur, parve svanire nel fumo di quel lugubre olocausto.

L'Esercito a terra non si era mosso. Non si era nemmeno preoccupato di assicurare la protezione dei propri trasporti che gli Inglesi cominciarono a incendiare, e che sarebbero tutti scomparsi a loro volta se il timore di finire in secca non avesse spinto le flottiglie nemiche a ritirarsi con il riflusso della marea.

Se Tourville avesse perduto questi quindici vascelli nel corso del combattimento di Barfleur, i risultati materiali sarebbero stati gli stessi; ma l'effetto morale sarebbe stato meno rilevante, soprattutto perchè tali perdite non si sarebbero verificate sotto gli occhi dell'intera popolazione. Quindici navi di meno, checchè se ne sia detto, non compromettevano seriamente la potenza della Marina francese, « Di navi ne potremo trovare ancora, ma non potremo ritrovare un uomo come Tourville », aveva gridato Luigi XIV informandosi della sorte dell'ammiraglio dopo la battaglia.

Aveva ragione: tre giorni dopo La Hougue, il 6 giugno 1692, Victor Marie d'Estrees si dichiarava pronto a salpare da Brest con 64 vascelli, e l'anno successivo, a Lagos, lo stesso Tourville ne avrà ai suoi ordini 93! Ben più grave era la disfatta morale, risentita non dai marinai ma dal loro ministro che ormai si comporta da vinto.

D'Estrees esige un'azione rapida. « Considero molto importante il fatto che non abbiamo perduto una sola nave nel corso del combattimento », cosi parla di Barfleur, « ciò prova a sufficienza la nostra superiorità sugli Inglesi e gli Olandesi ». Il comandante in capo nemico non ha esitato, nemmeno lui, così di disse a quei tempi, a scrivere al suo avversario per felicitarsi “dell’estremo valore dimostrato nell’attaccarlo con tanta intrepidità e nel combattere con tanto valore nonostante la grave disparità di forze ».

Apriamo la storia della Marina britannica di W. Laird Clowes: subito dopo l'episodio di La Hougue vi troveremo il resoconto del « disastro del convoglio di Smirne »; era la risposta di Tourville a Rooke, l'incendiario di Saint-Vaast-Ia-Hougue.

Il 27 giugno 1693, al largo di Lagos, le flotte combinate di Tourville e di d'Estrees sorprendevano un convoglio di 400 mercantili scortato dallo stesso Rooke, e catturavano o incendiavano 92 bastimenti, sono gli stessi Inglesi ad ammetterlo, senza contare due dei vascelli di scorta.

L'anno dopo sarebbe stato Jean Bart a coprirsi di gloria al Texel, strappando, con la sua piccola divisione di sei navi di secondo e terzo rango, agli otto forti vascelli dell'ammiraglio olandese Hyddes de Vries, un convoglio di cento navi di grano che quest'ultimo aveva appena catturato e, insieme, tre delle sue navi da guerra.

No, La Hougue non aveva scacciato dai mari la Marina francese; ma è incontestabile che quel rovescio avesse prodotto conseguenze disastrose sullo spirito dell'opinione pubblica e su quello dei dirigenti francesi. Esso ebbe disgraziate ripercussioni sulla ulteriore condotta delle operazioni nella guerra della Lega di Augusta, iniziata con il dominio dei mari e perduta in fin dei conti per essersi lasciato sfuggire tale dominio non a causa delle perdite materiali ma per le conseguenze psicologiche di La Hougue.

Termina qui ques'altra ricostruzione storica degli eventi cui si trovò coinvolto il Soleil Royal.

Ad un attento lettore probabilmente non sarà sfuggita una certa qual confusione sulle date, dovute all'uso di un non meglio precisato vecchio e nuovo stile (es: the fleets sighted each other at first light on 29 May (NS) (19 May OS) 1692 / the action at La Hogue occurred during the pursuit of the French fleet after the battle of Barfleur on 19 May Old Style (29 May New Style), 1692. Qualcuno ne sa qualcosa ? Saluti. Jack.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il Soleil Royal e le vicende storiche del suo tempo
MessaggioInviato: 10/12/2010, 11:27 
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Un pò di luce sulla datazione del periodo del Soleil Royal. Ovviamente in inglese . . in Italia si trova sempre poco o niente . . la storia in Italia è in questo senso spesso e volentieri "Italiano centrica". Un esempio su tutti sono i fatti della battaglia di Barfleur, raccontati da wikipedia in inglese, in francese ma non in italiano. E ce ne sono molti altri. Saluti. Jack.

Old Style vs New Style Dating

Old Style (or O.S.) and New Style (or N.S.) are used in English language historical studies either to indicate that the start of the Julian year has been adjusted to start on 1 January (N.S.) even though contemporary documents use a different start of year (O.S.); or to indicate that a date conforms to the Julian calendar (O.S.), formerly in use in many countries, rather than the Gregorian calendar (N.S.).
The internationally used Latin cognates of O.S. are stili veteris or stilo vetere, abbreviated st.v. and translating as "(of) old style", and the respective cognates of N.S. are stili novi or stilo novo, abbreviated st.n. and translating as "(of) new style". Like the English speaking countries, other countries may use additional local language cognates like the German a.St. ("alten Stils" for O.S.). Also, parts of the Latin abbreviations may be capitalized, e.g., St.n. or St.N. for stili novi.

The Gregorian calendar replaced the Julian in Catholic countries beginning in 1582. [blue]This change was also implemented in Protestant and Orthodox countries after a significant delay.[/blue] In England and Wales, Ireland and the British colonies, the change of the start of the year and the change over from the Julian calendar occurred in 1752 via the Calendar (New Style) Act 1750. In Scotland, the legal start of the year had already been moved to 1 January (in 1600), but Scotland otherwise continued to use the Julian Calendar until 1752. Many cultures and countries now using the Gregorian calendar have different old styles of dating, depending on the type of calendar they used before the change.

Differences between the start of the year

When recording British history it is usual to use the dates recorded at the time of the event with the year adjusted to the start on the first of January. So, for example, the Battle of Hastings is universally known to have been fought on 14 October 1066. But the start of the Julian year was not always 1 January, and was altered at different times in different countries.

From the 12th century to 1752, the civil or legal year in England began on 25 March (Lady Day) so for example the execution of Charles I was recorded at the time in Parliament as happening on 30 January 1648 (Old Style). In modern English language texts this date is usually recorded as "30 January 1649" (New Style). A full conversion of the date into the Gregorian calendar is 9 February 1649, the date by which his contemporaries in some parts of continental Europe would have recorded his execution. 25 March in New Style is 6 April, and this date is still the first day of the fiscal year in the United Kingdom.

The O.S./N.S. designation is particularly relevant for dates which fall between the start of the modern year (1 January) and the start of the contemporary year, which was 25 March in England up until 1752.

During the transition years between the first introduction of the Gregorian calendar on continental Europe and its introduction in Britain, contemporary usage in England started to change. In Britain 1 January was celebrated as the New Year festival, but the "year starting 25th March was called the Civil or Legal Year, although the phrase Old Style was more commonly used." To reduce misunderstandings on the date, it was normal in parish registers to place a new year heading after 24 March, for example 1661 had another heading at the end of the following December indicating "1661/62". This was to explain to the reader that the year was 1661 Old Style and 1662 New Style.

Differences between Julian and Gregorian dates

The Julian calendar was formerly in use in many European countries and their colonies, rather than the Gregorian calendar, currently in use in most countries. Consequently and to avoid ambiguity, "Old Style" (O.S.) and "New Style" (N.S.) are sometimes added to historical dates to identify which system is being used (when giving a date in the period when both systems were in parallel use). This notation is used in Western European (and colonial) history: similar notations are in use for the equivalent conversions in Eastern Europe and Asia.

For a period of 170 years (1582–1752), both dating systems were in concurrent use in different parts of Western Europe and its colonies. The Julian calendar had drifted by 11 days from the solar calendar (due to its excess of leap years), so dates differ between the systems. System conversion for secular use occurred in Eastern Orthodox countries as late as the 20th century, and has still not occurred for ecclesiastic use in some of these countries.

Catholic countries such as Italy, Poland, Spain, and Portugal were first to change to the Gregorian calendar. Thursday, 4 October 1582 was followed by Friday, 15 October 1582, with ten days "missing". Countries that did not change until the 18th century observed an additional leap year, necessitating eleven "missing days". Some countries did not change until the 19th or 20th century, necessitating one or two more "missing days".

France changed from Julian to Gregorian Calendar on 9 December 1582 (O.S.) where the next day was 20 December 1582 (N.S.). France used the French Republican Calendar from 22 September 1792 (N.S.) to 31 December 1805 (N.S.).

In Russia, the terms "Old Style" and "New Style" have the same significance as elsewhere. The start of the year was moved to 1 January in 1700, but the Gregorian calendar was introduced there much later, on 14 February 1918 (Gregorian calendar) in Soviet Russia (which became the Soviet Union in 1922). Hence the October Revolution of 1917 is so called, despite having started on 7 November under the Gregorian calendar (25 October [Julian calendar]). Articles about the October Revolution which mention this date difference tend to do a full conversion to the dates from Julian to the Gregorian calendar. For example the article "The October (November) Revolution" the Encyclopædia Britannica uses the format of "25 October (7 November, New Style);" to describe the date of the start of the revolution.

It is sometimes remarked that William Shakespeare and Miguel de Cervantes died on the same date, 23 April 1616, but not on the same day. England was still using the Julian calendar in 1616, while Spain was using the Gregorian calendar. Cervantes actually died ten days before Shakespeare.

Possible date conflicts

Occasionally using different calendars has caused confusion between contemporaries. For example, it is related that one of the contributory factors for Napoleon's victory at the Battle of Austerlitz was the confusion between the Russians, who were using the Julian calendar, and the Austrians, who were using the Gregorian calendar, over the date that their forces should combine. However, this tale is not supported in a contemporary account from a major-general of the Austrian army, who tells of a joint advance of the Russian and Austrian forces (in which he himself took part) five days before the battle, and it is explicitly rejected in Goetz's recent book-length study of the battle.

Usually, the mapping of new dates onto old dates with a start of year adjustment works well with little confusion for events which happened before the introduction of the Gregorian Calendar. For example the Battle of Agincourt is universally known to have been fought on 25 October 1415, which is Saint Crispin's Day. But for the period between the first introduction of the Gregorian calendar on 15 October 1582 and its introduction in Britain on 14 September 1752, there can be considerable confusion between events in continental western Europe and in British domains. Events in continental western Europe are usually reported in English language histories as happening under the Gregorian calendar. For example the Battle of Blenheim is always given as 13 August 1704. However confusion occurs when an event affects both. For example William III of England arrived at Brixham in England on 5 November (Julian calendar), after setting sail from the Netherlands on 11 November (Gregorian calendar).

The Battle of the Boyne took place only a few months later in Ireland on 1 July 1690 "Old Style". However, it is commemorated as taking place on 12 July "New Style" by the Orange parades on "The Twelfth", possibly because of Protestant Orangemen's antipathy to Papal innovations and because it is in part a conflation of commemorations of the Battle of Aughrim, 12 July (O.S.) 1691.


Thomas Jefferson's tombstone. Written below the epitaph is "BORN APRIL 2 1743 O.S. DIED JULY 4 1826". Because of the differences, English people and their correspondents often employed two dates, dual dating, more or less automatically, as Benjamin Woolley observed in his biography of Dr John Dee, The Queen's Conjurer. Dee fought unsuccessfully for England to embrace the 1583/4 date set for the change. Woolley wrote because of "the decision, England remained outside the Gregorian system for a further 170 years, communications during that period customarily carrying two dates, one 'O.S.' or Old Style, the other 'N.S.' or New Style.".

Thomas Jefferson, for example, lived during the time Great Britain, Ireland and the British colonies eventually converted to the Gregorian calendar, so he instructed that his tombstone bear his dates of birth and death in the Old Style and New Style, respectively. At Jefferson's birth the difference would have been eleven days between styles, had the New Style been converted to yet, as is evidenced by his "original" birthday of 2 April and his New Style birthday of 13 April.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il Soleil Royal e le vicende storiche del suo tempo
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Guerra della Grande Alleanza

Ulteriori dati sulla guerra in questione, ad integrazione delle informazioni fornite nel mio messaggio di pari titolo Inserito il 09/12/2010, 10:41.

Guglielmo III e Luigi XIV. Acerrimi nemici, i due sovrani si sfidarono sui campi di battaglia tra alterne vicende per più di vent'anni, divenendo le figure emblematiche della seconda metà del XVII secolo.

Data: 24 settembre 1688 - 20 settembre 1697.
Luogo: Europa continentale, Irlanda e Nord America.
Esito: Indecisivo, firma del Trattato di Ryswick.
Casus belli: Disputa sulla successione dell'Elettorato di Colonia.
Modifiche territoriali: La Francia perde tutti i territori occupati tranne la città di Strasburgo.

Schieramenti:
A) Grande Alleanza: Regno d'Inghilterra, Guglielmiti irlandesi, Province Unite, Sacro Romano Impero, Ducato di Savoia, Regno di Spagna, Regno di Danimarca, Regno di Svezia.
B) Francia: Regno di Francia, Giacobiti irlandesi.

Comandanti:
A) Guglielmo III, Duca di Schomberg, Duca d'Ormonde, Conte di Galway, Edward Russell (RN), Sir George Rooke (RN), Principe di Waldeck, Conte di Solms, Principe Eugenio di Savoia, Duca di Lorena, Elettore di Baviera, Duca di Württemberg, Vittorio Amedeo II.
B) Luigi XIV, Duca di Luxembourg, Nicolas Catinat, Duca di Villeroy, Duca di Lorges, Duca di Boufflers, Duca di Noailles, Conte di Tourville, Giacomo VII e II, Duca di Berwick, Conte di Tyrconnell, Conte di Lucan.

Effettivi:
A) ~250,000 uomini, 275 navi.
B) ~440,000 uomini, 221 navi

Battaglie della Guerra della Grande Alleanza:
Bantry Bay - Walcourt - Fleurus - Beachy Head - Staffarda - Cuneo - Leuze - Barfleur - 1° Namur - Steenkerque - Lagos - Landen - Marsaglia - Charleroi - Toroella - 2° Namur – Barcellona

Teatri della Guerra della Grande Alleanza: Europa continentale - Irlanda - Nord America


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 Oggetto del messaggio: Re: Il Soleil Royal e le vicende storiche del suo tempo
MessaggioInviato: 30/12/2010, 22:36 
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cognome e nome: mondella claudia
Caro jack.aubrey scusami ma vorrei lanciare un dardo anche a favore di Fouquet che anche lui fu un genio per questa splendida epoca che tu cosi' minuziosamente ci illustri con grande spirito di conoscenza e lavoro meticoloso.
Fouquet fu il sole offuscato .Fu un uomo vivace,brillante e grande amante della vita.Ma purtroppo visto il tempo in cui visse e forse oggetto d'invidie da parte di Colbert e Luigi XIV purtroppo soccombette.Ministro grande delle Finanze e che riusci' anche lui a Far Grande la Francia nell'Arte e far uscire denaro con un lavoro cosi' ineguagliabile durante le guerre quando il re sole batteva cassa per tutte le gravose e onerose spese che questo stato si trovava ad avere...
Di nuovo un grosso saluto ciao claudia


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 Oggetto del messaggio: Re: Il Soleil Royal e le vicende storiche del suo tempo
MessaggioInviato: 09/02/2013, 12:57 
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Scusami e questo?
Ma scherzi è di un interesse inaudito!
Insisto sull'apertura di una discussione ad hoc!
Ciao
OLI


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